FANTOZZI SI PRESENTA: "VOGLIO GIOCATORI CHE HANNO FAME"

15.07.2014 17:46

Il primo approccio con Alessandro Fantozzi, il nostro nuovo condottiero, è di quelli che ti lasciano a bocca aperta, non solo perchè hai davanti una leggenda della pallacanestro italiana, ma perchè le parole, i concetti, le idee sono quelle giuste perchè l'ex capitano della Libertas entri subito nel cuore dei tifosi. Parole come "cuore", "fame", "gruppo" fanno sempre centro, e sono questi gli ingredienti con cui Fantozzi condisce il primo incontro come nuovo allenatore della Meridien. La location è quella giusta, la sede operativa delle Gioiellerie Fabiani, e a fare gli onori di casa c'è proprio Franco Fabiani, che per la seconda volta in meno di un anno apre le sue porte per un incontro con la stampa: il primo a beneficiarne fu Mario Boni. Adesso, a livello di storia del basket italiano, non siamo lontani. La notizia non detta ma altrettanto importante è che Meridien resterà al fianco della Pallacanestro Monsummano per il suo primo viaggio in serie B, e in sè questo aspetto rinfranca molto, in un periodo in cui le società fanno a gara a rinunciare ai campionati.

Ale Fantozzi vivrà oggi la sua prima giornata da allenatore biancoblù, stasera condurrà il primo allenamento per capire in che mondo è arrivato, ma l'impressione è che per la nostra prima volta in serie B il presidente Cardelli si sia affidato all'uomo giusto. Il suo vice sarà Davide Matteoni, al terzo anno con noi, un ragazzo serio e corretto che si dedicherà completamente alla prima squadra, lasciando ogni compito nelle giovanili. Sarà un vice al 100%, l'uomo giusto accanto al nuovo coach.

- Coach, benvenuto a Monsummano. Che tipo di pallacanestro dovremo aspettarci?

"Aspettatevi una squadra che dia sempre il massimo, che non si ponga limiti se non quelli strutturali. Una squadra che lavora duro in allenamento, che difenda e che abbia una buona organizzazione difensiva e offensiva. A me piace dividere il gioco in 4 fasi: difesa, transione difensiva, attacco e transizione offensiva. Ma ogni fase deve partire da una base: la difesa".

- Dopo 3 anni spesi come allenatore in squadre del Sud Italia, ti senti pronto al cambio?

"Sono consapevole che sarà diverso e per certi aspetti più difficile. Esempio: nelle squadre del Sud i giocatori sono tutti professionisti, quindi puoi allenarti quando ti pare. Qui bisognerà organizzarsi diversamente, secondo le esigenze dei giocatori. Io sono uno che crede nel lavoro e nella qualità del lavoro, quindi non è vero che più ci si allena, meglio è. Un ottimo allenamento di due ore è sempre meglio di tre allenamenti senza nerbo e determinazione".

- Conosci già qualche giocatore della squadra che è stata appena promossa in B?

"Vannini l'ho avuto a Livorno nel mio primo anno da allenatore, Tempestini lo conosco, Circosta pure, Zani ho avuto modo di vederlo all'opera nei dvd che mi sono visto in questi giorni, dove mi sono fatto un'idea di che squadra sia stata questa Meridien. Nei prossimi giorni parleremo con la società e vedremo come operare, secondo il budget e le occasioni che si presenteranno".

- Qual è il tuo tipo di costruzione di squadra ideale?

"Partendo dal presupposto che a me piace aggredire la palla, mi piacerebbe un play che spinga molto sui due lati del campo, e di conseguenza un quintetto che abbia caratteristiche agili e aggressive. Ovviamente questi sono i sogni, poi vediamo quel che la società mette a disposizione".

- Cosa provi nell'allenare un giocatore che ha solo due anni meno di te?

"Mario non è certo un problema, ce ne fossero.......ho sempre detto che non è importante quel che si è fatto, ma quel che si può fare e che si potrà fare. I nomi non contano, contano giocatori funzionali al gruppo. Ho giocato dai 16 ai 43 anni, sono passato dalla fase del debuttante a quella del giocatore esperto, e so quanto sia importante un giocatore esperto".

- Cosa si possono aspettare i nostri tifosi?

"Vorrei una squadra che ha fame, che gioca col cuore, che non ha paura di buttarsi per terra per recuperare un pallone o un rimbalzo. Alla gente piace vedere i canestri, ma agli allenatori piace anche vedere cinque giocatori che si sbattono in difesa. La cosa più importante per me è il collettivo, vedere una squadra dove conta il "noi" e non l'individuo. La serie B è un campionato difficile ma abbiamo i presupposti per fare bene".

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